Il fallimento di Thiago Motta tra eliminazioni e aspettative

Un'eliminazione bruciante in Coppa Italia che rischia di condizionare il resto della stagione.
Juventus FC v Empoli FC: Quarter Final - Coppa Italia
Juventus FC v Empoli FC: Quarter Final - Coppa Italia / Image Photo Agency/GettyImages
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È finita anche la Coppa Italia per i tifosi bianconeri, che pregustavano la Semifinale con il Bologna e la successiva Finale contro una tra Inter e Milan, per provare a salvare una stagione che, come l'anno scorso e gli anni precedenti, non è andata come immaginato. Invece, sul percorso di Thiago Motta si è messo di traverso l'Empoli di Roberto D'Aversa, stando ai risultati la squadra meno in forma della Serie A. Pur con un corposo turnover i toscani hanno trascinato la Juventus ai calci di rigore, gestendo meglio la pressione anche in una lotteria in cui i padroni di casa avrebbero dovuto avere un po' di esperienza in più.

Una sentenza che pesa come un macigno sul presente bianconero, che determina la seconda eliminazione nel mese di febbraio e cambia ancora una volta il morale dell'ambiente. Se il campionato ha fornito nell'ultimo periodo delle inaspettate certezze, le coppe le hanno ridimensionate al punto dal chiederci quale sia il volto reale della squadra. La risposta si può probabilmente rintracciare nella costante alternanza di risultati positivi e negativi, che forniscono una varietà di etichette da applicare al nuovo ciclo guidato dell'ex Bologna.

Abbiamo visto una Juventus solidissima a inizio stagione e una confusa in pieno autunno; la stessa abbonata al pareggio contro squadre inferiori, ma in grado di qualificarsi senza particolari problemi ai Playoff di Champions League. Abbiamo apprezzato e criticato il costante cambio di gerarchie nel blocco di centrocampisti e offensivo, ma ciò che si attendeva, con un marzo imminente, era un'identità chiara, soprattutto dopo il calciomercato e il cambio di marcia al quale abbiamo assistito tutti negli ultimi 30 giorni.

Conferma o esonero?

Se si discute quasi quotidianamente del futuro dell'allenatore bianconero i motivi sono oggi più chiari. Nonostante, e forse anche a causa, di una rivoluzione della rosa così invasiva, la Juventus non è riuscita a scuotersi sul campo e, attuando un rapido confronto con la passata stagione, sta deludendo qualunque aspettativa. Massimiliano Allegri, nel suo ultimo anno di gestione, ha conquistato la qualificazione all'attuale Champions League, vincendo anche la Coppa Italia contro l'Atalanta di Gasperini.

Massimiliano Allegri
Atalanta BC v Juventus FC - Coppa Italia 2023/2024 Final / Paolo Bruno/GettyImages

Alla 26ª giornata della Serie A 2023-24, la Juventus aveva ben 57 punti, 8 in più rispetto agli attuali 49, e nei Quarti di Finale di Coppa Italia si era sbarazzata del Frosinone con un netto 4-0. Stando alla media punti, è di 1.88 quella attuale di Thiago Motta in campionato, con una proiezione che permette di immaginare i bianconeri chiudere a circa 71 lunghezze, praticamente le stesse dell'annata passata. Punti che potrebbero bastare per qualificarsi alla prossima Champions League, ormai ultimo obiettivo da centrare per evitare conseguenze tragiche.

L'allenatore ex Bologna è arrivato in estate e ha firmato un contratto che lo lega alla Juventus fino al 2027. Un progetto triennale che però, considerando la vivacità generale delle scelte dirigenziali per quanto riguardo il ruolo di allenatore, potrebbe interrompersi prima in caso di fallimento su tutti i fronti. Nella fase della stagione in cui ogni club cerca di dividere e gestire le energie per centrare gli obiettivi stagionali, alla Juventus restano soltanto 12 partite in 3 mesi per guadagnarsi un posto nella massima competizione europea del prossimo anno, per difendere l'attuale quarta piazza dalle numerose pretendenti.

FBL-EUR-C1-LEIPZIG-JUVENTUS
FBL-EUR-C1-LEIPZIG-JUVENTUS / RONNY HARTMANN/GettyImages

Le attenuanti esistono e menzionarle non significa giustificare completamente l'andamento fallimentare della stagione juventina, ma provare a fornire un quadro chiaro del perché forse l'allenatore emergente migliore della passata stagione abbia incontrato così tante difficoltà. La principale riguarda l'infortunio di Gleison Bremer, che ha devastato le certezze difensive della squadra aprendo una crisi che non è mai davvero terminata. Uno stop a cui si aggiunge il mancato rendimento dei due principali investimenti dell'estate bianconera, Teun Koopmeiners e Douglas Luiz, pagati quasi mezzo budget e ancora mai davvero determinanti nell'auspicata rivoluzione. Poi, il concetto che per attuare cambiamenti così radicali nell'idea occorra del tempo e almeno una stagione di rodaggio che può rivelarsi positiva o negativa, ma che non è sempre indicativa della bontà o meno di un ciclo (guardando il percorso degli allenatori più longevi nelle principali piazze italiane ed europee).

Dunque, per la conclusione bisognerà attendere il verdetto di fine anno. La qualificazione alla prossima Champions potrebbe portare la dirigenza juventina a non operare un cambio di guida tecnica, il fallimento anche nell'ultimo obiettivo stagionale riscalderebbe in modo preoccupante una piazza in cui la sintonia con il nuovo allenatore non è mai scattata del tutto.


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