Lucca non teme confronti con Kean ed esprime certezze sull'Italia al Mondiale

Lorenzo Lucca, centravanti dell'Udinese reduce dall'esperienza in Nazionale nei quarti di finale di Nations League contro la Germania, ha parlato a La Gazzetta dello Sport del desiderio di mettersi in evidenza in azzurro agli ordini di Spalletti e delle voci legate al proprio futuro. Questo quanto affermato dall'attaccante, ovviamente concentrato sul finale di stagione con la maglia dell'Udinese:
La chiamata in azzurro: "Sono contento perché il ct mi ha dato spazio. E ho ritrovato tanti compagni dell'Under 21. Ma torno esattamente come sono andato, deciso a proseguire il percorso con l'Udinese: mancano nove partite, bisogna dare tutto".
Il Mondiale e Kean: "Sono fiducioso, andremo al Mondiale, non ci sono scusanti. Io e Moise Kean siamo stati insieme al Torino da piccoli. È un grande amico. Ci conosciamo da quando eravamo bambini ed è stato bello ritrovarsi e ricordare cosa facevamo in spogliatoio. Siamo sempre rimasti in contatto. È fortissimo. Lui ha più tiro e io più colpo di testa? Abbiamo tutti e due tutto. Non gli invidio nulla".
Obiettivi futuri: "Devo continuare a lavorare con serenità, stare tranquillo. E non devo mettermi pressioni addosso. Devo pensare a migliorarmi come ho fatto finora, con la fiducia dell'Udinese che due anni fa è stata la prima a credere in me dopo un'annata difficile. Non mi pongo obiettivi e non ne parlo, può essere un limite mentale. Ragiono partita dopo partita, goal dopo goal".
L'ambizione: "Io ho tanta fame. Se non hai fame non vai da nessuna parte. Dobbiamo cercare di andare più avanti possibile, ricordando che lo scorso anno abbiamo rischiato grosso salvandoci alla fine. Ma qui c'è un gruppo forte, con gente di personalità".
Su Solet: "Solet è un difensore forte, ma con me fa fatica… Ha tanta tecnica e molta stima di se stesso. In questo lavoro la mentalità fa il 90%".
Il futuro e il mercato: "Dopo Udine meglio tornare all'estero o restare in Serie A? Non fa differenza. Sono cresciuto a livello fisico, tecnico e mentale. All'estero vedo più goal, la Serie A è difficile ma è una sfida che mi dà adrenalina. Sono padrone del mio destino. Dell'Ajax sento ancora Edson Alvarez e Francisco Conceiçao, che non giocano più lì. Auguro ogni bene al club che non mi appartiene più. Ma il passato è passato. Non sono stato riscattato, ragiono solo sul presente".
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