Nodo allenatore alla Fiorentina? Commisso e la piazza: due linee che non si incontrano

Palladino chiamato a conquistarsi la conferma contro il Lecce, Sarri come sogno della piazza
Palladino e Sarri
Palladino e Sarri / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Quante volte il calcio ci dimostra la fragilità dei confini tra successo e fallimento? Un ribaltamento costante di prospettiva che ha nei risultati gli unici giudici e che vede sgretolarsi, nell'arco di pochi mesi, anche la certezza apparentemente più granitica e scontata. Sorprende solo in parte, dunque, che nella stagione del record di vittorie consecutive della Fiorentina - aspetto a suo modo storico - ci si trovi adesso a mettere in dubbio la posizione di Raffaele Palladino in panchina, anche sulla scia di un ambiente che (perlomeno valutando sondaggi e umori social) spingerebbe per un cambio di guida tecnica dopo le sconfitte inattese contro Como e Verona.

Palladino: fiducia a tempo?

La sensazione è che la sfida col Lecce sia effettivamente un crocevia, con la vittoria come imperativo e qualsiasi alternativa come esito potenzialmente fatale per Palladino, ma anche al di là del risultato di domani contro i salentini è chiaro che - alla vigilia di un ciclo di ferro - gli umori della piazza si leghino a un gioco che non convince e a un impatto del mercato invernale che non ha lasciato un'impronta positiva sulla squadra. A differenza di quanto accaduto in passato, cioè, la posizione maggioritaria responsabilizza il tecnico anziché una dirigenza pronta ad assecondare gli input dello stesso Palladino in sede di mercato, in entrata come in uscita.

Raffaele Palladino
Palladino / Alessandro Sabattini/GettyImages

Una posizione che, tutto sommato, ricalca anche quanto lasciato intendere da Ferrari prima della sconfitta di Verona: la società ha fatto ciò che doveva fare, adesso è il campo a dover parlare. Il triennio targato Italiano, al di là delle finali perse, ha visto i viola proporre un gioco teso al dominio del possesso e dalla chiara impronta offensiva, un approccio distante da quello di Palladino e da un maggiore pragmatismo, talvolta letto come mera "speculazione" o come volontà di affidarsi alle giocate dei singoli (poggiando sulle spalle di De Gea e Kean più che sul lavoro del collettivo). Narrazione sicuramente viziata dagli ultimi risultati, come ovvio che sia, ma che ci permette anche di capire perché - ora più che mai - la presenza di Maurizio Sarri sullo sfondo appaia come un fantasma ingombrante (e non è la prima volta che accade in questa stagione).

Gli allenatori di Commisso: un indirizzo chiaro

Un Sarri privo di panchina e desideroso di tornare in gioco fa sì che le antenne del mondo viola restino dritte e che, a conti fatti, proprio l'esperto tecnico appaia come il sogno neanche troppo proibito della piazza. L'auspicio si scontra innanzitutto con la volontà di rivendicare la scelta fatta in estate, puntando su Palladino, ma ancor di più sull'approccio di Rocco Commisso alla scelta dei suoi allenatori, dei protagonisti di un nuovo corso. Sia con Italiano che con Palladino, infatti, la proprietà ha fatto capire di prediligere profili giovani, allenatori in rampa di lancio, palesando insomma una certa distanza dagli allenatori più esperti e affermati: Commisso stesso lo fece capire in modo chiaro quando il profilo di Ranieri venne accostato ai viola, con la scelta che ricadde poi (salvo poi divorziare immediatamente) su Gattuso.

Rocco Commisso
Commisso / Image Photo Agency/GettyImages

Vedere i viola andare con forza su Sarri significherebbe contraddire uno dei cardini del pensiero di Commisso, soprattutto quando si tratta di avviare percorsi a lungo termine (non ci riferimento insomma ai profili arrivati a stagione in corso come Iachini o Prandelli). Questo appare l'ostacolo più grande, anche al di là di un carattere - quello di Sarri - che rende quest'ultimo quanto più lontano da un profilo aziendalista o da yes man rispetto alle scelte societarie. Più speculative, come affermato tra l'altro dallo stesso Sarri, le voci di possibili contrasti col compianto Joe Barone quando i due si incontrarono (situazione tra l'altro smentita proprio da Barone) all'inizio del 2021.

Più che sulle ruggini passate, prive di conferme vere e proprie, ci basiamo dunque sull'indirizzo che Commisso ha sempre tenuto nella scelta dei propri (giovani) tecnici e sulla volontà di difendere in modo perentorio le scelte fatte, senza vedere nell'esonero la soluzione di tutti i mali. Uno scenario che rende più verosimile, in caso di addio di Palladino, il ricorso a figure ben lontane da Sarri: Tudor e Aquilani, di fatto, appaiono più in linea con l'approccio della proprietà anche se - verosimilmente - la piazza non risulterebbe soddisfatta da simili soluzioni.

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